Leonardo Frontani, Trainer nella formazione aziendale. Testimonianza della costruzione di un corso sulla leadership, raccolta da Sonia Russo
All’inizio
Non ho preparato una lezione, una scaletta, un percorso da seguire. Voglio costruire con i partecipanti questa giornata. Ascoltare quello che portano e a partire da questo fare delle proposte di lavoro. La leadership, in fondo, può essere costruita solo a partire da se stessi. Ogni partecipante a questo corso deve diventare prima leader di se stesso e poi gestire le persone utilizzando questa funzione. Per farli riflettere su questo proporrò loro vari stimoli: filmati, esercitazioni, concetti. Per capire da dove partono, cosa pensano li farò parlare a due a due di se stessi. Ognuno poi riferirà al gruppo allargato quello che ha capito dell’altro. Servirà, inoltre, a “rompere il ghiaccio” e a dar loro modo di “conoscersi” per iniziare a costruire un gruppo di lavoro.
Durante il corso
Facendoli parlare l’uno dell’altro è venuto fuori un argomento interessante: l’importanza dell’ascolto. Il leader è capace di ascoltare i suoi collaboratori. Infatti, una delle sue competenze è saper comunicare: il miglior comunicatore è chi sa ascoltare anche i sussurri. Con questa esercitazione ho cercato di farli riflettere sull’importanza dell’ascolto attivo come strumento per mostrare un reale interesse nei confronti dell’altro, del collaboratore, liberandosi dai pregiudizi.
Ho ritenuto importante farli riflettere sull’ascolto in un processo di scelta, con un’esercitazione (“N.A.S.A.”) in cui decidere cosa prendere dalla navicella spaziale dispersa sulla luna per poter sopravvivere e tornare sulla terra. La scelta è una responsabilità ma anche un privilegio del leader.
Ognuno si è relazionato al compito e all’altro in modo diverso: in maniera direttiva, al servizio degli altri, esprimendo la propria opinione, restando in silenzio e accettando le scelte altrui. Ogni stile influenza l’altro. Questa esercitazione ha prodotto una riflessione su una serie di argomenti che saranno trattati anche negli incontri successivi: “uso del confronto” “gestione dei conflitti”, “utilizzo del pensiero”, “leadership di servizio”, “motivare e responsabilizzare”, “gestione del tempo”, “pregiudizio”, “ stimolare la crescita del collaboratore”, “negoziare”, “delegare ” , “costruire riunioni in funzione di una soluzione”. Quest’ultimo argomento è stato trattato con un’esercitazione in cui a ogni tipo di riunione doveva essere associata una definizione: la riflessione utile è che la riunione è uno strumento per arrivare a una soluzione confrontandosi con le diversità di colleghi e collaboratori. Ma come si fa a raggiungere una soluzione? Li ho fatti esercitare a costruire figure geometriche con una corda che tutti hanno tenuto a braccia tese, ognuno toccando la mano dell’altro senza poterla mai staccare dal compagno. Buttarsi subito sulla soluzione senza trovare una strategia di “lavoro” condivisa è poco funzionale: il quadrato assomiglia di più ad un esagono! Credo sia passata l’importanza di fermarsi a pensare per individuare strategie condivise di raggiungimento degli obiettivi: il triangolo finale assomiglia molto ad un triangolo!
Alla fine
Ho proposto ai partecipanti di immaginarsi tra cinque anni. Stimolarli a fare un progetto di vita è un modo per riflettere a come intersecare la vision aziendale con gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ognuno di loro ha scritto e letto i suoi progetti. Perché non iniziare a lavorare in funzione di questi progetti? Perché non iniziare a costruire proposte?
Ho provato a trasmettergli che si può sognare, che farlo è gratis. Perseguire i propri sogni significa cambiare qualcosa. Per cambiare bisogna imparare ad affrontare ciò che è sconosciuto, confrontarsi con ciò che può bloccare e quindi imparare a stare anche in situazioni di conflitto. La paura di ciò che è sconosciuto, di ciò che non si vede (essere bendati!) può portare a lasciar perdere i propri sogni e prendere decisioni affrettate. Fermarsi a pensare a se stessi, a come gestirsi è imparare ad esercitare una funzione di leadership individuale, che non significa altro che saper condurre almeno la persona che si è.
E’ stato importante vedere che alla fine la riflessione su di sé e sull’altro, sulle modalità di relazionarsi e di lavorare ha creato “sogni” sul leader che si vorrebbe essere: competente, capace di ascoltare e comunicare, determinato nel perseguire una direzione, umile, capace di osservare l’altro senza pregiudizi, attento agli altri, con una propria visione delle cose, energico, automotivato e motivatore. Sono tutte caratteristiche che mettono in comunicazione la leadership su sé stessi con quella sulle proprie persone-risorse.
Ci siamo lasciati avendo in mente cosa affrontare nei prossimi incontri (gestione del tempo, dei conflitti, della negoziazione…), per darsi un obiettivo e iniziare a stimolare un pensiero utile a trovare modalità per raggiungerlo…
Dott.sa Russo Sonia
Psicologa clinica
Master in “Gestione delle risorse umane”
Per informazioni
sonia.russo.formazione@gmail.com
Informazioni sull'azienda e/o sull'autore:
Sonia Russo
Psicologa Cilinica abilitata. Laureata in Psicologia clinica presso l’università La Sapienza di Roma
Stagista, con un master in Gestione delle risorse umane, presso una società di formazione aziendale (TWT-TEAM)
Si è occupata di formazione presso la cattedra di psicologia clinica dell’università La Sapienza di Roma
Lavora in una cooperativa che si occupa di disagio adolescenziale
Dati sul comunicato:
di: Sonia Russo
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Totale Parole: 753
Inserito il: Jun 25th 2008
Voti: 5.00
