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PAOLO RIANI A TOKYO


Il 30 e 31 ottobre 2007 l’architetto Paolo Riani è stato protagonista a Tokyo di un’importante convention organizzata dall’Ambasciata d’Italia, l’Istituto Italiano di Cultura, l’Università di Chieti-Pescara, in collaborazione con l’lCFA, Fondazione per la cultura italiana onlus, e con il patrocinio del JIA, Japan Insitute of Architects e dell’Università di Pisa.

Nella prima giornata del convegno, dal titolo Progettare nuovi paesaggi, tre facoltà italiane di architettura e altrettante giapponesi si sono incontrate per mettere a confronto diverse esperienze di progettazione per nuovi insediamenti sostenibili. Il laboratorio, che si è tenuto presso l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo, diretto da Umberto Donati, ha visto l’esposizione dei progetti delle università coinvolte, in concomitanza con un seminario di presentazione e confronto.

Un importante contributo è stato quello di Riani, la cui carriera ha avuto inizio proprio a Tokyo alla fine degli anni sessanta, per poi proseguire a Firenze e New York.

La seconda giornata è stata interamente dedicata alla figura di Paolo Riani, con la presentazione del suo libro e la proiezione della sua mostra digitale, entrambi intitolati “uncharted territories – Paolo Riani – per territori sconosciuti”. Vengono qui ripercorse l’intera vicenda biografica e l’avventura professionale di questo protagonista dell’architettura del XX secolo, lasciando emergere il profilo singolare di un esploratore di territori sconosciuti, attraverso numerosi progetti e disegni, appunti e testimonianze di viaggio.

La mostra itinerante, inaugurata a Firenze nel 2005 con la presentazione di Antonio Paolucci, è stata esposta a Peccioli, Montecatini Terme, Massa, Cagliari, e nel 2006 a New York al Center for Architecture con il patrocinio dell’AIA (American Institute of Architects) e la presentazione di Massimo Vinelli; è approdata in un territorio particolarmente caro a Riani, che è stato allievo di Kenzo Tange e che in Giappone ha sviluppato parte del suo pensiero e del suo modo di fare architettura.

Il libro, edito dall’ICFA - Fondazione per la cultura italiana onlus, raccoglie scritti e fotografie, articolati in progetti, ossia il laboratorio dell’architetto con schizzi, disegni, plastici quali segni materiali di un pensare e un agire sul piano etico prima che estetico; visioni di geografie umane, spazi urbani, frammenti di vita, suggeriti da note e immagini; incontri con maestri e protagonisti della vicenda architettonica del secondo Novecento, umanamente colti nel loro agire professionale e, talora, privato. Raccoglie inoltre testimonianze di Francesco Gurrieri, Melissa Harris, Ron Herron, Fosco Maraini, Antonio Paolucci, Mildred Schmertz, Edward Suzuki. Il volume è curato da Rita Scrimieri e il progetto grafico è di Andrea Lancellotti, pagg. 208, € 98.

Riani ha poi presentato i risultati del suo Laboratorio Didattico alla facoltà di Ingegneria  dell’Università di Pisa ed i suoi più recenti progetti,  tra i quali quello di San Verano SPA nel territorio del comune di Peccioli (Pisa), che integra l’insediamento urbano con la campagna limitrofa.

Gli effetti positivi di questo intervento sono stati illustrati da Renzo Macelloni, Presidente della società Fondi Rustici.

Hanno contribuito all’evento La Quadrifoglio Scavi S.p.a., OCML S.p.a., Fondi Rustici Peccioli.


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PAOLO RIANI

DA “SAN MARCO” A TOKIO, A NEW YORK E RITORNO di Francesco Gurrieri

 

 

La fortuna aiuta gli audaci. E Paolo Riani è stato, da sempre, studente e architetto audace.

Innamorato dell’architettura, dell’arte, della bellezza, vitruvianamente.

Felice, di quella felicità dell’architetto invocata da Michelucci.

Curioso, come raccomandava Ludovico Quadroni.

Aperto alla società e ai tanti diversi modi di organizzare la città come raccomandava Leon Battista Alberti.

L’architettura come itinerario  potrebbe essere la cifra distintiva di Riani, quasi un viaggio “ultraterreno” come ha recentemente suggerito Luzi per Simone Martini. Il viaggio comincia in una stagione  in cui le “stelle fisse” ( lo “star-system” di oggi ) erano Wright, Le Corbusier, Aalto, Mies van der Rohe, Tange. L’architettura italiana stava esaurendo  la spinta neo-realista del “Quartiere Tiburtino” e della “Martella”, mentre si affacciava timidamente il neo-libety di Gabetti e Isola nella torinese  Bottega d’Erasmo; il resto era sperimentalismo  a tutto campo che avrebbe portato alla crisi degli anni ’70.

Paolo Riani intuì tutto questo e partì. Lasciò l’Italia, come suggeriva sempre il bravo Koenig, e fu la sua fortuna. Come sarebbe poi stato per “Archizoom”, per “Superstudio” per Pettena ed alcuni altri.

Il Giappone lo affascinerà - come era accaduto per il giovane Wright cinquant’anni prima - , frequenterà Kenzo Tange e la complessità delle sue “macrostrutture”, Kurokawa  e le sue singolarissime sperimentazioni urbane. Ma soprattutto, respirerà aria nuova, ossigeno “non trattato”: quell’ossigeno che dà i colori al fior di pesco e alle sete delle geishe.

E poi gli Usa e l’Urss : con Springfield e l’Exibit Center di Mosca. Una sperimentazione progettuale aperta che  lo ha portato verso un “situazionismo” creativo sempre fecondo, mai assoggettato alla maniera, a cui furono condannati gli anni ’80 e ’90 : quella maniera contro la quale, si consumò eroicamente (ma con non molto effetto) la caustica critica di Bruno Zevi .

Insomma, Paolo Riani, un architetto libero, ontologicamente coerente con l’idea di architettura, capace di grandi dialoghi internazionali, ma capace anche, di riconoscere, con umiltà, quanta feconda e suggestiva materia artistica vi sia nella sedimentazione della sua Toscana, da Arnolfo a Pontormo, da Brunelleschi a Viani, a Savioli, a Michelucci : una materia ricca che Riani sa spendere come pochi.

 

Dati sul comunicato:

di: Daniela Bonanni
Visto: 244 volte.
Totale Parole: 515
Inserito il: Dec 14th 2007



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